4 Luglio 2014 Giorgio Faletti è morto. La notizia mi colpisce come un pugno, alle undici meno un quarto di un umido e afoso venerdì mattina, tipico dell’estate foggiana. Prendo una delle mie Chesterfield blu dal pacchetto semivuoto e fisso lo schermo del pc, pensando al perché questa notizia mi colpisca tanto. Una domanda retorica ovviamente, adoravo i suoi lavori, che fossero scritti, dipinti, cantati o recitati. Giorgio, l’ho sempre considerato un buon amico con cui discutere di argomenti che chiunque altro avrebbe trovato noiosi. Un mio grande cruccio è quello di non aver avuto la possibilità di conoscerlo di persona e di non averci mai parlato. Forse ci avrei litigato, forse me ne sarei innamorata. Un uomo d’altri tempi, così l’ho sempre immaginato. La sigaretta si spegne da sola, la cenere che cade sulle dita mi ridesta dall’apatia che accompagna la lettura di mille epitaffi apparsi su Facebook. Mi faccio un caffè, ovviamente con la moka, forte, nero e amaro. No...
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